I dintorni di Hammerfest

Sabato e domenica siamo andati alla scoperta del mondo oltre Hammerfest.
Sabato l'isola su cui sorge Hammerfest e domenica ci siamo spinti oltre il ponte che la collega alla terraferma, fino a Skaidi, ridente località sciistica.

Avremmo voluto un pulmino per viaggiare tutti insieme, ma ovviamente andava richiesto con giorni di anticipo, allora abbiamo noleggiato un'auto a 5 posti. Insieme ad alcuni colleghi di Eminem ci siamo avventurati oltre l'aeroporto, fino ad arrivare all'estremità orientale dell'isola, a Farsøl, villaggio di pescatori con ben un asilo e una scuola. km percorsi: 7!! 
Senza più neve era tutto molto buio, vegetazione assente a parte muschi sulle rocce scurissime. Sebbene il paesino ci sembrasse insignificante abbiamo invece scoperto da internet che ci sono rovine di case dell'età del ferro e anche una bella spiaggia. 
Farsøl

Volevamo poi esplorare in direzione opposta, oltre il famigerato ponte, ma Brunetto è incappato nella più frequente distrazione dei continentali alla guida in Norvegia: non dare la precedenza a destra, seppur viaggi nella mega via principale e le stradine laterali sono larghe 2 metri... Qua chi è sulla strada principale ad ogni traversa si ferma e fa passare le macchina da destra. Vale anche all'uscita dei parcheggi e in autostrada. Fortunatamente nessuno si è fatto male e dopo qualche ora abbiamo avuto un'altra auto. Ed abbiamo anche sperimentato quanto le persone del nord siano più dirette di quelle del sud, il noleggiatore ci ha riattaccato il telefono perché  avevamo 5 minuti di ritardo... "you have 2 minutes or you won't have the car"... Ma si sa che noi italiani gli orari li prendiamo sempre un po' alla leggera mentre qua sono alla lettera.
Domenica, in formazione ridotta, abbiamo guidato verso sud, lungo l'unica strada che segue la costa dell'isola fino ad arrivare al ponte a Stallogargo. Abbiamo finalmente visto Rypefjord, la principale frazione di Hammerfest, località residenziale con belle case e la famigerata polar base, la base dove tutte le compagnie petrolifere hanno magazzini. Sull'isola non esistono alberi, solo sassi ricoperti di muschio. Lungo la strada ci sono anche case isolate, alcune, quelle senza addobbi natalizi, probabilmente sono cabin, ovvero seconde case per il fine settimana o le vacanze. Alcune di queste evidentemente non avevano acqua e luce, ma si sa che ai norvegesi piacciono le cose spartane ed estreme :) 
Dopo il ponte si trova Kvalsund, un piccolo paese molto tranquillo. Una coop, la piscina e la chiesa sono gli edifici principali. Da qui in poi la strada era leggermente meno pulita e capitava di trovare del ghiaccio qua e là ma niente di paragonabile ai giorni scorsi. Con un'ora totale di viaggio siamo arrivati a Skaidi, la località sciistica della zona. Skaidi è costruita intorno al distributore di benzina: lí ci sono un ristorante, un supermercato e un altro negozio alimentari. Il resto sono cabin sui fianchi della collina. Ci sarebbe anche un hotel ma con nostra grande sorpresa sarà chiuso fino al 15 marzo. Non abbiamo trovato una valida spiegazione per la chiusura, perché sebbene ora sia buio, a febbraio tornerà la luce e probabilmente si scierà. 
Il ristorante a Skaidi. L'interno è tutto in legno, simile ad una baita di montagna. Con gli addobbi natalizi  è molto caratteristico. Direi che è simile all'immaginario comune sulla Norvegia.

La chiesa di Kvalsund

Quando siamo tornati indietro già prima del ponte si vedevano le luci di Hammerfest riflesse nelle nuvole, sembrava l'inquinamento luminoso di una metropoli. Nonostante la poca urbanizzazione però non siamo mai stati al buio totale, perché si scorgevano qualche luce sulle isole vicine o le luci delle barche in mezzo al mare. Pur non sapendo da dove provenissero e non essendo ancora familiare con il paesaggio, le luci facevano una sorta di compagnia, facevano sì che non mi sentissi sopraffatta dal buio e dall'isolamento. Ho pensato di vivere all'estremo ma di non essere sola, c'è qualcuno che naviga in queste acque e qualcuno al di là di qualche chilometro di mare che vede anche noi e può capire le serate di vento o le onde più alte. Forse è un po' anche questa la natura di cui tutti ci parlavano dicendo che ci saremmo trasferiti qua.
Arrivando da sud, da Rypefjord, abbiamo pensato senza dirlo di stare in una grande città e per un po' anche la via principale di Hammerfest con la maggior parte dei negozi in chiusura domenicale ci è sembrata affollata.

Commenti

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  3. Sono seduta dietro una scrivania grigia in una città che oggi appare altrettanto grigia.
    Tuttavia la mia scrivania pensandoci bene non ha niente che non va
    e la città in questione vanta un clima temperato con quattro stagioni ben distinte.
    La sera si può scegliere tra una varietà di ristoranti, teatri, cinema e corsi di ogni genere
    e il weekend, nel raggio di un paio d’ore, si hanno a disposizione lago, montagna, campagna, mare.

    Di certo non è per farti invidia che ti scrivo,
    ma per dirti che
    la tua storia incredibile
    ai confini del mondo
    può risultare estremamente affascinante da dietro questa scrivania
    e può indurre a riflettere
    sulla relatività di una giornata uggiosa,
    sul coraggio delle scelte,
    sull'importanza della modestia,
    sulla fragilità umana, la cui zona di comfort risiede a malapena nell'intervallo di dieci gradi centigradi.

    Ho immaginato quelle luci e mi è venuta addirittura voglia di visitarla Hammerfest
    e, perché no, di tranquillizzarti,
    in quanto anche in una comoda città sudeuropea ci si può sentire molto soli,
    perché la tua famiglia è lontana,
    perché hai problemi a lavoro,
    perché …,
    chissà per quale diavolo di motivo ci si sente soli.

    E può capitare di ritrovarsi in pieno giorno tra i meandri della rete
    a cercare luci amiche
    sognando paesaggi artici.

    Un caro saluto,
    Viola

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    1. Grazie Viola per questo commento, spero che anche la tua solitudine si colmi velocemente. In fondo, come tu dici, è tutta una questione di relatività. Buon weekend lungo! :)

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